Adesso si cambia

Non mi piaccio più.

Non mi piace un singolo grammo di quella che sono diventata.

Sono lamentona, parlo troppo, racconto troppo i fatti miei in giro. Si, è un periodo tremendo, ma ora basta.

Da adesso in poi, se proprio devo sfogarmi, lo faccio qui. Non su facebook, non con gli amici (nemmeno con la AleDottora), ma solo qui. A chiunque mi chieda come sto, mi stampo un sorriso in faccio e risponderò che sto bene.

Gli obiettivi da adesso in avanti sono:

a) Sorridere. Anche se mi trattano male, anche se mi fanno sentire una merda. Sorridere, punto.

b) Non raccontare più nulla di me in ufficio. Tranne lo stretto necessario. Parola d’ordine: tutto va bene, io sto bene

c) Parlare pochissimo. E quando lo faccio, tono di voce calmo, rilassato, sereno.

d) Mai arrabbiarsi, mai mai mai mai.

e) Non scrivere più niente su fb che riguardi il lavoro. MAI PIU’

Vediamo come andrà

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Temevo peggio

Ma si dai, tutto sommato temevo peggio.
Temevo reazione alla Calimero con me ce l’ha il mondo intero. Invece no.

Diciamo che la sua totale e completa mancanza di empatia aiuta parecchio eh? D’accordo, è vero che per noi la frase ‘amici come prima’ non ha senso, perchè non eravamo amici prima, non lo saremo dopo. Ma dirlo spudoratamente, così out of the blue, era eccessivo. Così come era eccessiva la sua risposta al mio ‘non posso dirti che non mi dispiaccia, ma tant’è’ a cui è seguito un suo: ‘a me invece ovviamente non dispiace’. Certo, ci sta. E’ innamorato di lei da sempre, e ora è felice con lei. Ma wow, che pugnalata. Che aiuta.

Mi manca? Per il momento no. E onestamente non credo nemmeno mi mancherà.

Diciamo che quello che mi fa più male è il fatto di avere 41 anni e sicuramente possibilità sempre più labili di innamorarmi davvero e trovare qualcuno che si innamori di me. E lo dico con pacatezza e una certa serenità. Perchè cmq a 41 anni è vero che sono una signora, una donna di mezza età. Per quanto non li dimostri, per quanto io sia una persona ricca di energie, ho cmq 41 anni.

Cmq dai, pigliamola così: si riparte, per l’ennesima volta, da me.

Se solo mi iniziasse il ciclo……

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Mollata

Appunto.

Si è messo assieme alla sua migliore amica, la mia omonima.

Che dire: mobbing sul lavoro, macchina sfasciata, son stata mollata…. va tutto bene insomma.

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Viene qui….

Per un’ora, anzi, per 57 minuti.

A naso? Viene qui per ‘mollarmi’. Perchè cmq è persona di un certo tipo.

Perchè mollarmi? Perchè è tornato molto amico della sua migliore amica, la mia omonima. Perchè a capodanno è successo qualcosa tra loro. E, come mi ha detto fin da subito, lui è innamorato di lei.

Non ha senso che venga qui, facendosi 2 ore e mezza di viaggio, per star qui 57 minuti, solo per vedermi. Nemmeno per far sesso, perchè 57 minuti, togliendo anche viaggio da e per la stazione, per lui non sono niente.

Mah.

Oggi mi sa che mi aspetta una bella batosta.

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Mia zia Franca

Ogni volta che penso a mia zia, due sono i ricordi più vividi che ho. Il primo è una serata che abbiamo passato assieme io e lei a Serrada, davanti ad una tazza di cioccolata calda, io cui mi raccontava di quando era rimasta vedova. Mi disse che quando era morto lo zio Mario, lei era sicura che sarebbe impazzita. Aveva due splendidi figli, ancora piccoli, da tirar su, ma era convinta che non ce l’avrebbe fatta. La salvò Bach. Riprese a suonare il pianoforte, e si concentrò fortissimamente sul mio tanto detestato Bach, perchè era così complicato che la distraeva. E così mia zia non impazzì. Si diplomò al Conservatorio e  diventò la mia insegnante di pianoforte.

Il secondo quando io, quasi adolescente, le chiesi come mai non si fosse più risposata. Mi rispose che aveva amato così tanto lo zio Mario che non ci poteva essere posto per nessun altro nel suo cuore.

Noi Zampieri non ci raccontiamo queste cose, i sentimenti, gli affetti non vengono mai esposti. Mia zia mi fece questo grandissimo regalo. E, se possibile, da quel giorno le ho voluto ancora più bene.

Mia zia mi ha insegnato a suonare ma, soprattutto, mi ha trasmesso l’amore per la musica. Ad un certo punto insisteva perchè la abbandonassi come insegnante e mi facessi seguire da qualcuno che avrebbe potuto farmi crescere ancora di più: non ho mai voluto farlo. Non potevo. Mia zia era un’insegnante che pretendeva il massimo. Ma sapeva esattamente quale fosse il massimo che io potessi dare. Se c’è stato un momento in cui io sono diventata una brava pianista, ecco, quel momento è stato solo merito suo.

Mia zia oggi ha l’alzheimer. Siamo stati a mangiare il pandoro da lei oggi dopo pranzo. E’ l’involucro di se stessa. Non si riconosce nemmeno più allo specchio. Il pianoforte è un mobile. Se suoni un tasto si spaventa: come può un mobile emettere un suono? Non parla quasi più, però si alza e dà i bacini a mio cugino Giacomo come farebbe una bambina di 5 anni. Non ce l’ho fatta: ho pianto. Non brutalmente, son riuscita a contenermi, ma son dovuta uscire sul poggiolo perchè stavo per crollare davanti a Giacomo. Che è un santo. Dal lunedì al venerdì sta con mia zia per 5 ore, più tutti i sabati e tutte le domeniche. Da 5 anni a questa parte. E si, dice ‘eh, non ci sono alternative no?’ e lo vedo tranquillo. Ok, relativamente tranquillo.

Ha ragione mio cugino: che alternative ci sono? Nessuna, siamo tutti d’accordo. Ma è vita questa? Anche per lui intendo. Giovanni è a Lione, ha una moglie, un figlio. Giacomo è da solo. Come me. Ma la mia situazione è rose e fiori rispetto alla sua. Ce la farei io? Non lo so. Si, probabilmente si, ma io sono una che scappa, si sa.

Ah si, buon Natale…

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L’amore? E’ una bufala

Già.

Riassumiamo un secondo la mia vita? Riassumiamola dai, vediamo che spettacolo che è.

7 anni in cui coi miei si parla di parkinson, tumori, chemio, analisi del sangue, visite con oncologi, neurologi, cardioligi, chirurghi.

10 anni in cui io convivo con una malattia cronica, bastarda, infida, dolorosa, che mi ha tolto tanto, ma davvero tanto. Non ultima la voglia e il desiderio di rimettermi in gioco. Io il mio corpo non lo riconosco più. E meno lo riconosco, peggio lo tratto.

11 anni al lavoro, in cui ho dato l’anima, ho amato quell’azienda come fosse mia, e da giugno  – prima lentamente, poi con una progressione esponenziale – è iniziato uno scartavetramento delle mie certezze, una limatura alla mia autostima che già non è che fosse così solida, ma che ora ha raggiunto il livello minimo possibile. Sentirsi dire che sono un’inetta, che non capisco un cazzo, che sono totalmente sprovvista di empatia, che ‘tu con le persone non ci parli più’, che capo Silvano non mi rivolge nemmeno più la parola se non per dirmi che ho sbagliato qualcosa che non posso aver sbagliato, non aiuta.

E allora che fai? provi a seguire il consiglio della Professora. E ad essere più generosa con te. E magari provi ad organizzare una notte a Venezia. Lo proponi ad M. che in tutta risposta cosa fa? Ti manda questo link http://www.zerocalcare.it/2014/10/13/il-prendere-impegni-lontani-nel-tempo/

Ti dà della cozza insomma. Non nel senso di brutta, per carità. Ma nel senso di ‘mio dio che palle, non so cosa faccio oggi, cosa vuoi che sappia cosa farò dopo natale’. Ci sta eh? Ma siccome per andare a Venezia io devo prenotare, purtroppo un minimo di organizzazione mi serve. E cmq è un copione che ho già vissuto: con Nuno, col Claude, col Guglie…. e vuol dire solo una cosa: stop. Stop all’interesse, stop all’infatuazione.
Non posso nemmeno biasimarlo più di tanto: quella sera a Venezia io ero ancora io. Il Natale era ancora all’inizio, la Elena non era ancora incinta, non si era ancora abbattuto il mobbing più spinto su di me. Ero io, quella che regalava gioia di vivere. Ora non lo sono più. Sono una cozza, appunto.

Incassa Eli.

Ed è vero che non ho soldi, ma io un paio di giorni via me li faccio, Dove non so, ora ci ragiono. Potrebbe essere anche Venezia, ma non necessariamente. Andare a Venezia significherebbe quasi volerlo rivedere. O meglio, ovvio che io voglio rivederlo, ma è come se lo costringessi a vedermi. E no. Zerbino lo son sempre stata. Ora mi impongo di non esserlo.

Sono una cozza. Una vecchia cozza acida.

E buonanotte al mondo va là

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Io merito

Ho 41 anni.

E nonostante il fatto di essere oramai a tutti gli effetti una donna di mezza età, io sono ancora qui che sento il bisogno, la necessità di essere amata. Amata come nei film, anche se so che quell’amore non esiste.

Finirà mai questo bisogno di romanticismo, innamoramento, amore? Della voglia che qualcuno mi guardi e che dai suoi occhi traspaia amore per me?

Tanti discorsi fatti con M., ma la verità è che no, sono io per prima a non amarmi. Altrimenti qualcuno di me si innamorerebbe. E l’età ovviamente non gioca a mio favore: anche la doc dice – senza tanto menar il can per l’aia – che a quest’età non è facile trovare qualcuno che si innamori di me. Non perchè io sia da buttare, ma più semplicemente le occasioni di incontro sono molto più scarne rispetto anche solo a 10 anni fa. Ora gli amici sono in coppia, escono con coppie, hanno figli.

Ma io ho voglia di innamorarmi e di far innamorare. Se solo riuscissi a far tornar fuori quella parte di me che era riuscita ad uscire la prima sera con M., le possibilità aumenterebbero. Non necessariamente con M. (anche se in effetti si, sto pensando a lui ora. A lui a cui ho mandato un sms due ore e mezza fa, sms letto, a cui non ha risposto). Ma non ci riesco. Vado sopra le righe. E non va bene.

E così stasera son qui a farmi del male, a guardare un film su due adolescenti – ammalati di tumore, ovvio – che si innamorano. E ad invidiare l’ingenuità di quell’amore, la cieca fiducia nel ‘durerà per sempre’ (resa ancora più cruda dal destino che colpisce chi ha un tumore), e a 41 anni io sono ancora così. E non va bene.

Dentro di me c’è un mondo che è nascosto a tutti. So che è splendido, ma so anche che è fragile. E lo nascondo perchè lo devo tutelare, che se venisse ferito io so che non mi rialzerei più. Ecco perchè non suono davanti a nessuno. Perchè lì viene fuori, non c’è nulla da fare. (tra l’altro. M. non ha nemmeno ascoltato i miei mp3…. c’è da aggiungere altro? Dubito abbia capito l’importanza che aveva questo gesto per me, la difficoltà che ho avuto nell’inviarglieli).

Non so più nemmeno io che fare.

Ma stasera mi do alle lacrime. Domani, come sempre, è un altro giorno

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Balsamo per l’autostima

Ieri sera festa Croce Bianca. E prima di avventurarmi in un mini resoconto, voglio scrivere qui un complimento che mi è stato fatto perchè è stato veramente un balsamo per la mia autostima che ultimamente vacilla parecchio.

Ieri sera viene a salutarmi Maurizio, quest’uomo (bellissimo tra l’altro, ma vabbè, è – diciamo così – secondario) che conosco poco, forse un solo turno fatto assieme, che è mio amico su fb ma con cui non interagisco mai (anche perchè lui non scrive mai). Viene a salutarmi e mi dice: ‘sai, sei la mia rubrica preferita. Ti seguo sempre su facebook, rallegri le mie giornate. Dovresti pensare di scrivere un blog’.

Ecco, è oggettivamente una scemenza – non l’ho nemmeno condivisa con la AleDottora – ma il piacere che mi ha fatto questo complimento inaspettato, da una persona inaspettata e che so essere dotata di notevole intelligenza, mi ha fatto sentire almeno per un attimo contenta di me stessa. E di questi tempi ci si aggrappa ad ogni minima goccia di acqua fresca possibile, perchè il resto della mia vita non è che offra poi così tanto, anzi. Ma arriverò anche lì.

La festa è stata…. desolante, si, desolante è l’aggettivo adatto. Eravamo in pochissimi, diciamo il classico zoccolo duro. Fortunatamente alcol e musica hanno fatto qualcosa, però è stata triste, ben diversa dalle feste degli altri anni. Ma almeno ho avuto la possibilità di rivedere amici che – causa natale – non vedevo da mo’.

Mi sono poi fermata a dormire dai miei, così stamattina ero già lì. Quindi mi son svegliata, con un discreto mal di testa da hang over, pronta (?) per affrontare discorsi su tumori e chemio. Ce l’abbiamo fatta, abbiamo preso una decisione. Che poi, non è che alternative ce ne fossero tante vero? Ma almeno abbiamo deciso di partire a gennaio/febbraio con la nuova chemio, il ‘lugana’ da noi risoprannominato. Sarà una palla, papà avrà nausea, perderà i capelli, non starà bene. Brutto leggere (anche se ne eravamo già tutti a conoscenza) che la guarigione è impossibile e che vediamo di dare al papà una buona qualità di vita. Si, lo sapevamo già, ma leggerlo nero su bianco è comunque un piccolo ulteriore pugnetto nello stomaco.

Poi arrivano sms di Capo Silvano in cui era evidente come avessi fatto qualcosa di sbagliato. E quindi buona domenica a tutti insomma.

Cosa manca? Ah si, M.

Con M. ci siamo visti l’11. Oggettivamente di corsa. Doveva finire di suonare alle 21, ma tra una cosa e l’altra (e ok, l’ho sentito dispiaciuto), sono andata a prenderlo alle 22.30. Quindi a casa mia per le 23, quindi sesso e stop. E anche la mattina via di corsa perchè doveva prendere il treno. E’ la prima volta che non ci accordiamo per quando vederci, e questo non mi piace. So solo che il 19, data in cui forse ci saremmo potuti vedere, lui non sarà qui. Adesso vedo di organizzarmi per andare io a Venezia, appena mi scende la 13esima, provo a prenotare qualcosa su booking, e poi vediamo se lui è libero. Se non lo è, annullo la prenotazione e amen, magari lo rivedrò a fine gennaio.

Spero che cmq questa cosa tra noi in qualche modo prosegua: sia chiaro, se finisse non crollerebbe il mondo, non credo che crollerei nemmeno io. Però mi dispiacerebbe. Parecchio. Avrei voglia di piacergli, ma dubito. Nonostante Giulia abbia detto il contrario. Però Giulia ha azzeccato parecchie cose, quindi mai dire mai (vaghissimo tentativo di essere ottimisti)

Nel mentre, vediamo di riprendere un po’ in mano le redini della mia vita: il 19 M. non c’è? Mi son segnata in turno a Tregnago con la Ila. Ovviamente dimenticandomi che il 20 ho la doc… Chiederò asilo ai miei, così mi vedono un po’.

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E tanti auguri a me!

41. Sono 41. Leggiamoli bene, oggi compio quarantuno anni.

Sono tanti. Tanti di più di quelli che mi sento. E’ vero, so di non dimostrarli. Ma la verità è che li ho. E oggi li sento pesanti. A maggior ragione pesanti perchè l’uomo che mi piace (eh già) ne ha 11, dico undici, meno di me. Tanti, troppi per non lasciarci le penne.

Va bene, adesso sono in fase di contraccolpo emotivo. Perchè oggi ho fatto la pazzia: sono andata (e tornata) da Smart. Che bello, tutto innevato. Poi aggiungerò le foto, perchè era una giornata meravigliosa! E quando ero su stavo bene, BENE! Rilassata, serena… a casa. Il mio posto felice. E, aggiungo anche, M. si è fatto sentire tutto tutto tutto il giorno.

Ma, come sempre, quando torno da Smart mi scende la tristezza e la malinconia. Esasperata dal fatto che oggi invecchio.

Coraggio Eli, coraggio

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Updates

Che confusione.

Sabato scorso io e M. ci siamo visti. Bella serata, bella nottata. Fin troppo. Abbiamo dormito abbracciati, era molto dolce con me.

E la mattina dopo che dice: ‘mah, se riesco ad organizzarmi per l’8, potrei venire qui e andiamo a sentirci gli Italian Dire Straits, poi l’11 suono a Poiano, e poi forse potrei essere qui il 19 e il 20 dicembre’. Sembrava quasi tutto una cosa ‘sensata’. Sensata nel senso di due persone che han voglia di vedersi.

Sembrava.

Perchè dal giorno dopo è improvvisamente diventato più freddo: niente sms se non in risposta ai miei, e anche a quelli tronca in fretta il discorso. Gli ho chiesto se l’8 veniva, ma mi ha detto che non crede a causa del lavoro (e ci sta!) e poi ha aggiunto ‘casomai l’11, ma se riesco in qualche modo a fermarmi da te poi devo scappare all’alba’. Che anche qui ci sta: lavora lui e lavoro io. Ma… se riesco in qualche modo a fermarmi da te? No, dà l’idea che non si fermerà.

In ogni caso, io il 9 vado via. Dove ancora non si sa. Se viene lui, il 9 mattina lo porto a Venezia e mi fermo là. Se lui non viene, vado a San Martino di Castrozza. E l’8 sera quasi quasi io vado a vedermi il concerto. Da sola. E al diavolo. Perchè io ho bisogno di tener fuori dalla porta la depressione che sta spiando dal buco della serratura.

Ieri sera sono uscita con Nuno, Tentenna e una loro amica. Non volevo, ma me lo sono imposta (perchè la depressione la allontani solo sforzandoti). A fine serata ho riaccompagnato Nuno a casa e… non è successo niente, perchè niente volevo che succedesse. Perchè? Per M. Cmq vada ne sono contenta, sono ancora una persona che può guardarsi allo specchio. Ed era tanto che non mi succedeva. Non di guardarmi allo specchio, ma di avere un’idea di ‘oh, forse sto uscendo con qualcuno che mi piace, c’è posto al momento solo per lui’.

Vedremo come evolve la cosa: secondo Giulia (di bergamo), le cose andranno avanti… staremo a vedere!

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