L’amore? E’ una bufala

Già.

Riassumiamo un secondo la mia vita? Riassumiamola dai, vediamo che spettacolo che è.

7 anni in cui coi miei si parla di parkinson, tumori, chemio, analisi del sangue, visite con oncologi, neurologi, cardioligi, chirurghi.

10 anni in cui io convivo con una malattia cronica, bastarda, infida, dolorosa, che mi ha tolto tanto, ma davvero tanto. Non ultima la voglia e il desiderio di rimettermi in gioco. Io il mio corpo non lo riconosco più. E meno lo riconosco, peggio lo tratto.

11 anni al lavoro, in cui ho dato l’anima, ho amato quell’azienda come fosse mia, e da giugno  – prima lentamente, poi con una progressione esponenziale – è iniziato uno scartavetramento delle mie certezze, una limatura alla mia autostima che già non è che fosse così solida, ma che ora ha raggiunto il livello minimo possibile. Sentirsi dire che sono un’inetta, che non capisco un cazzo, che sono totalmente sprovvista di empatia, che ‘tu con le persone non ci parli più’, che capo Silvano non mi rivolge nemmeno più la parola se non per dirmi che ho sbagliato qualcosa che non posso aver sbagliato, non aiuta.

E allora che fai? provi a seguire il consiglio della Professora. E ad essere più generosa con te. E magari provi ad organizzare una notte a Venezia. Lo proponi ad M. che in tutta risposta cosa fa? Ti manda questo link http://www.zerocalcare.it/2014/10/13/il-prendere-impegni-lontani-nel-tempo/

Ti dà della cozza insomma. Non nel senso di brutta, per carità. Ma nel senso di ‘mio dio che palle, non so cosa faccio oggi, cosa vuoi che sappia cosa farò dopo natale’. Ci sta eh? Ma siccome per andare a Venezia io devo prenotare, purtroppo un minimo di organizzazione mi serve. E cmq è un copione che ho già vissuto: con Nuno, col Claude, col Guglie…. e vuol dire solo una cosa: stop. Stop all’interesse, stop all’infatuazione.
Non posso nemmeno biasimarlo più di tanto: quella sera a Venezia io ero ancora io. Il Natale era ancora all’inizio, la Elena non era ancora incinta, non si era ancora abbattuto il mobbing più spinto su di me. Ero io, quella che regalava gioia di vivere. Ora non lo sono più. Sono una cozza, appunto.

Incassa Eli.

Ed è vero che non ho soldi, ma io un paio di giorni via me li faccio, Dove non so, ora ci ragiono. Potrebbe essere anche Venezia, ma non necessariamente. Andare a Venezia significherebbe quasi volerlo rivedere. O meglio, ovvio che io voglio rivederlo, ma è come se lo costringessi a vedermi. E no. Zerbino lo son sempre stata. Ora mi impongo di non esserlo.

Sono una cozza. Una vecchia cozza acida.

E buonanotte al mondo va là

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