Mia zia Franca

Ogni volta che penso a mia zia, due sono i ricordi più vividi che ho. Il primo è una serata che abbiamo passato assieme io e lei a Serrada, davanti ad una tazza di cioccolata calda, io cui mi raccontava di quando era rimasta vedova. Mi disse che quando era morto lo zio Mario, lei era sicura che sarebbe impazzita. Aveva due splendidi figli, ancora piccoli, da tirar su, ma era convinta che non ce l’avrebbe fatta. La salvò Bach. Riprese a suonare il pianoforte, e si concentrò fortissimamente sul mio tanto detestato Bach, perchè era così complicato che la distraeva. E così mia zia non impazzì. Si diplomò al Conservatorio e  diventò la mia insegnante di pianoforte.

Il secondo quando io, quasi adolescente, le chiesi come mai non si fosse più risposata. Mi rispose che aveva amato così tanto lo zio Mario che non ci poteva essere posto per nessun altro nel suo cuore.

Noi Zampieri non ci raccontiamo queste cose, i sentimenti, gli affetti non vengono mai esposti. Mia zia mi fece questo grandissimo regalo. E, se possibile, da quel giorno le ho voluto ancora più bene.

Mia zia mi ha insegnato a suonare ma, soprattutto, mi ha trasmesso l’amore per la musica. Ad un certo punto insisteva perchè la abbandonassi come insegnante e mi facessi seguire da qualcuno che avrebbe potuto farmi crescere ancora di più: non ho mai voluto farlo. Non potevo. Mia zia era un’insegnante che pretendeva il massimo. Ma sapeva esattamente quale fosse il massimo che io potessi dare. Se c’è stato un momento in cui io sono diventata una brava pianista, ecco, quel momento è stato solo merito suo.

Mia zia oggi ha l’alzheimer. Siamo stati a mangiare il pandoro da lei oggi dopo pranzo. E’ l’involucro di se stessa. Non si riconosce nemmeno più allo specchio. Il pianoforte è un mobile. Se suoni un tasto si spaventa: come può un mobile emettere un suono? Non parla quasi più, però si alza e dà i bacini a mio cugino Giacomo come farebbe una bambina di 5 anni. Non ce l’ho fatta: ho pianto. Non brutalmente, son riuscita a contenermi, ma son dovuta uscire sul poggiolo perchè stavo per crollare davanti a Giacomo. Che è un santo. Dal lunedì al venerdì sta con mia zia per 5 ore, più tutti i sabati e tutte le domeniche. Da 5 anni a questa parte. E si, dice ‘eh, non ci sono alternative no?’ e lo vedo tranquillo. Ok, relativamente tranquillo.

Ha ragione mio cugino: che alternative ci sono? Nessuna, siamo tutti d’accordo. Ma è vita questa? Anche per lui intendo. Giovanni è a Lione, ha una moglie, un figlio. Giacomo è da solo. Come me. Ma la mia situazione è rose e fiori rispetto alla sua. Ce la farei io? Non lo so. Si, probabilmente si, ma io sono una che scappa, si sa.

Ah si, buon Natale…

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